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-1-
Vuo'
vénc(e)
la uèrr nu la fa
si traduce: se
vuoi vincere la guerra non farla. La guerra, infatti,
è vinta solo da chi non ricorre ad essa per dirimere una controversia.
In ogni caso, anche chi dice di aver vinto una guerra ha subito
perdite umane e materiali, ha pagato un alto prezzo in distruzioni
e morti. Chi non vuoi correre rischi non deve strafare: deve
usare la ragione e la prudenza.
-2-
A
lu tàur(o) furiùs(o) lu Patratern raj(e) r còrn cort.
si
traduce: Al toro furioso il Padreterno
dà le corna corte, affinché non possa approfittare della
lunghezza delle sue corna per dare sfogo alla sua innata aggressi
vità. Analogamente, certi individui, malvagi e spietati per
loro perversa natura, non hanno la forza e l'intelligenza
necessarie per portare a termine le loro imprese criminose,
non sempre possono attuare i loro disegni de -littuosi.
-3-
Quéddhr
ca s' us(a)
nunn'è na bona scus(a).
si traduce: "Ciò che
tutti o altri fanno, non è una buona scusa"
Siccome le abitudini diventano, in qualche modo, come
una seconda natura è Opportuno cercare di non crearsene di
cattive. Virtù e vizi non sono altro, infatti, che il prodotto
di atti ripetuti. Questo è il senso dell'aforisma dialettale
che così sentenzia: per discolparsi. Dire "Ormai
così si usa" oppure "Ma lo fanno tutti" non
è una giustificazione per trasgredire la legge. Se l'uomo
non sempre e in tutto può essere considerato responsabile
di ciò che l'usanza Io trascina a fare, lo è degli atti con
i quali, a poco a poco si è creato l'abitudine.
-4-
Chi
arròbb poc(o)
vaj(e)
'ngalèr(a),
chi arròbb assaj fac(e)
carriér(a)
si traduce:
"Chi ruba poco va in galera, chi ruba molto fa carriera"
Sembra un paradosso, sarà o apparirà
contrario al comune giudizio, tuttavia il verdetto esiste
ed è questo: è un luogo comune troppo generalizzato;
d'accordo. Però spesso, molto spesso, in una società dove
vige la legge del più forte, ad essere penalizzati più facilmente
sono i più deboli, i più indifesi, coloro che non hanno "peso".
Mentre i pesci piccoli si lasciano catturare perché non sanno
evitare di incappare nella rete, i pesci grandi trovano più
facilmente il modo di sfuggire alla cattura.
-5-
Ru pan(e)
senza suror(e)
nun tèn(e)
nisciun(o)
sapor(e).
si
traduce: "il pane (guadagnato) senza sudore
non ha alcun sapore". Infatti il pane più saporito,
quello che si apprezza di più, è senz'altro il pane guadagnato
col proprio lavoro.
-6-
P
fa' ru pan(e) buon(o) 'ng(i) òl(e) la farina bòn(a)
si
traduce: "per confezionare il pane buono ci
vuole la farina buona". Il significato dell'aforisma
è semplice: per "fare" bene una cosa bisogna "saperla
fare". Si dice che un vestito è buono solo se è buona
la stoffa che è stata usata per confezionarlo. Per fare bene
certe azioni non basta la volontà se questa non è
accompagnata da capacità
e competenza. Le buone intenzioni non sono sufficienti per
giustificare le nostre opere: ci vuole senno nell'iniziarle,
nel continuarle, nel portarle a compimento; ci vuole quel
senso pratico, figlio dell'esperienza, che tanto giova nel
cammino dela vita e ci conduce al nostro fine, passo passo.
-7-
Val(e)
chiù lu fum(o) r la casa mia ca l'arrust r l'àut(i)".
si traduce::
"Vale più il fumo di casa mia che l'arrosto degli
altri".
8)
"Chi
corr appriéss a lu ruosp car(e) int a lu fuoss"
si traduce: "Chi corre
dietro al rospo cade nel fosso". Colui il quale vuole
inseguire una impresa difficile, come quella di voler catturare
un rospo, non si illuda che tutto gli vada per il verso giusto
né si stupisca se dovesse incap -pare in un incidente di percorso.
-9-
Chi vaj(e) truànn n'amic(o) senza rfiett rèst sèmp
senz'amic(i)"
si traduce: Chi va trovando
(cerca) un amico senza difetti resta sempre senza amici.
Si sa che la perfezione non è di questo mondo, per cui è vano
sperare di poter trovare un amico che non abbia almeno un
difetto, pic -colo o grande che sia, fisico o morale, di carattere
o di comportamento. Infatti, pur essendo un sentimento affettuoso
e talvolta quasi fraterno fra due persone, raramente l'amicizia
è assolutamente salda, schietta, profonda, imperitura.
-10-
S' spàrt'n'
lu suonn" si
traduce: Si dividono il sonno. Quelle persone
che, d'amore e d'accordo, vivono l'una per l'altra senza farsi
sedurre dall'interesse e sono legate da una concordia di
pensieri e di volontà tali che sarebbero capaci di spingere
il loro amore scambievole fino a dividersi il sonno.
-11-
E' mègl(io) n'amic(o) viécch(io) ca duj(e) nuov(i)
si
traduce:
E' meglio (avere) un amico vecchio (di vecchia data) che
due nuovi. Un amico la cui amicizia dura da molto, più
o meno, è di provata e consolidata fedeltà, e ci si può fidare.
Degli amici di nuovo conio, non avendone ancora collaudato
la sincerità, non ci si può fidare ciecamente: potrebbero
deluderci.
-12-
Cu
na bòna cumpagnua è già fatt mezza via"
si
traduce: "Con
una buona compagnia si è già percorso metà del cammino".
La buona compagnia dà sicurezza e voglia di andare avanti.
-13-
Jérm sòr(e)
e frat(e)
quann mangiamm ru pan(e)
r tata"
si
traduce: "Eravamo sorella e fratello
quando mangiavamo il pane di nostro padre". E' un'antifona
rivolta agli amici occasionali, a quelli che si professano
tali solo quando possono sfruttare un rapporto che, alla prova
dei fatti, è basato solo sull'opportunismo. L'amicizia è ben
altra cosa; è quel sentimento affettuoso, talora fraterno,
che si stabilisce fra due persone disinteressatamente ed in
maniera durevole. L'amicizia, quella vera, è un vincolo che
prescinde da interessi e compromessi, e deve durare per tutta
la vita, sempre ed in ogni circostanza.
-14-
"Ranant t'allisc(ia) e r'addrèt(o) t trarisc(e)". E' l'ipocrita che "davanti ti
liscia (accarezza) e da dietro (alle spalle) ti tradisce".
Sempre vero quello che lasciò detto e scritto Duprè: l'elogio
è come un profumo.
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