Comune di Lacedonia (Av)
 

Folklore e cultura locale

 

Il dialetto di Lacedonia

    di D. Quatrale
 

Le origini

 
 

Il vero dialetto lacedoniese è quello che affonda le sue radici nell'antichità, nel terreno classico, nelle sue derivazioni dirette dall'osco, dal greco e dal latino, conservato molto bene in quel fantastico ricettacolo che è il mondo rurale e contadino, ed arricchito, nel corso dei secoli da voci francesi, catalane, aragonesi, germaniche e persino arabe.



Il vocabolo grasta è quasi una inalterata trasmissione del vocabolo greco γάστρα. Se il latino gastra significava, indistintamente, sia vaso che coccio [1] in greco, così come nel lacedoniese, γάστρα è inequivocabilmente il vaso per coltivare piante e i fiori [2].

Il latino mappa[3] è ben conservato nel termine lacedoniese "mappina" nel significato di 'straccio' pronto ad ogni uso; in senso figurato è usato per indicare uno stato fisico non proprio dei migliori

- m'send na' mappin = mi sento uno straccio;

o anche, e in modo maggiore, per indicare un forte ceffone in faccia:

- mo' t' chiav nu mappin inda' la facc = adesso ti incastro 'una mappina' nella faccia, che non potrà essere tradotto semplicemente "adesso ti do uno schiaffo", poiché implica l'idea, o meglio la figura mentale, della 'cosa' stropicciata, tumefatta, forgiata con violenza; (ti lascio la faccia in modo tale che sembri uno straccio);

ed ancora:
- l'aggcumbnat na mappin = l'ho ridotto uno straccio, sia fisicamente, dopo un litigio, che in senso figurato, in seguito ad un alterco verbale nutrito da ingiurie e calunnie.



L'italiano, a differenza del dialetto, nella maggior parte dei casi non accoglie l'eredità classica e mutua da altre lingue gli stessi vocaboli, o ne è privo e deve far ricorso alla perifrasi:

 
     
 
- cerasa > gr. κέρασος = ciliegia
- làĝna > gr. λάγαnα = pasta lavorata al matterello
- sprlonga > gr. σπέλλυγγα = piatto ovale
- spòrta > lat. sporta = cesta
- msal > lat. mensale = tovaglia da tavola
- abbunato > lat. bonatus = privo di malizia, quasi scemo
- precoca > lat. praecoca = pesca gialla
- mnuzzaglia > lat. minutaglia = cose minute, di nessun valore
 
     
 

Agli esempi di derivazione classica vanno accostati quelli derivanti da influenze linguistiche posteriori:

 
     
 
cànnacca > dall'arabo 'kannaaka = collana di perle
giarl > aragonese 'giarra' = brocca
vlanz > catalano 'balanza' = bilancia
pcuozz > f rancese ‘bigoz’ = uomo da sacrestia
buatta > francese ‘boitîte’ = barattolo
 
     
     
 

La pronuncia del dialetto

 
 

Il dialetto lacedoniese regola la sua pronuncia in base all'accento tonico della parola. Possono essere distinti due gruppi di vocali:

- 1° gruppo: /a/,   /i/,   /u/  indipendentemente dall'accento tonico, possono essere pronunciate.
- 2° gruppo: /e/,   /o/  possono essere pronunciate solo se distinte dall'accento tonico.

Le vocali che si scrivono e non si pronunciano non sono totalmente mute, ma presentano un suono indistinto, paragonabile, forse, a quello che doveva essere il cosiddetto sceva dell'indeuropeo.

Le vocali finali generalmente non sono pronunciate; si verifica il contrario quando:

 
     
 
1) su di esse cade l'accento tonico   come nella parola flc = felicità
       
2) se formano una legazione vocalica   sunata, la /a/ finale non si pronunzia, ma in 'sunata nostr' (suonata nostra), la vocale finale /a/ indistinta, che non si pronuncia in "nà sunat'", riappare, e si pronuncia, grazie alla legazione con la /n/ di nostra
       
3) nei monosillabi   eccetto in quelli con /e/ atona
 
     
 

Con queste regole sarà più chiaro il meccanismo di certe variazioni vocaliche
es.: la festa si pronuncia la fest', ma piccola festa, o meglio 'festicella' si pronuncerà fstcell (fstcell, o meglio fstcedhr), non essendo più tonico l'accento sulla prima /e/, questa non è più pronunciata.

 
     
 

La cacuminale

 
 

La cacuminale retroflessa: da notare il passaggio di

/ ll / alle consonanti / dd /,

che per la retroflessione dell' ultima /d/ conferirà al nesso consonantico un suono simile a /dhr/, ove il suono /r/ sarà dato formando il diaframma di articolazione con le estremità posteriori laterali della lingua che andranno a toccare i molari superiori destri e sinistri, e la punta della lingua leggermente retroflessa sotto il palato anteriore, subito dopo i denti incisivi superiori.

Questo è un tratto tipico del dialetto lacedoniese riscontrabile solo nel dialetto di S.Andrea di Conza (ma sicuramente anche in altri dialetti della zona); è molto diffuso in Sicilia, e in alcuni testi dialettali è anche riportato graficamente, sia ddhr e sia dhr, ma la nostra pronuncia, di questo suono, è più mancata sia rispetto a quella di S.Andrea, sia rispetto ad alcuni dialetti catanesi e ragusani (facendo il militare ho potuto riscontrare in alcuni commilitoni della Sicilia, di cui non ricordo precisamente il paese, lo stesso modo di articolare questo nesso, con una retroflessione meno marcata rispetto alla mia).

 
     
 

ESITO DI ALCUNI NESSI CONSONANTICI

 
     
 

Oltre al già citato passaggio dell'occlusiva bilabiale /p/ in occlusiva velare /k/ ricordiamo, qui di seguito, l'esito di alcuni nessi consonantici. In posizione iniziale:

 
 
- il /Bl/ latino   passa prima a /Bi/ e in una fase successiva diventa /i/
Blank >Bianco > iang
; bletulam > bietola > iet
       
- il nesso /Br/   diventa /Vr/
Vr/ > braccio > vrazz;
questo fenomeno ricopre la stessa area di estensione /b/ - /v/
 
     
 

Internamente le consonanti possono trovarsi in posizione intervocalica o unite ad altre consonanti: come già accennato il nesso /mb/ si trasforma nella geminata /mm/ per reazione ipercorrettiva;

 
     
 
- la /l/ di falce   diventa /u/ - falce fauc
       
- /bl/ in posizione interna   diventa / l’/
nebla >negli - (Nebbia. In italiano /bl/ interno diventa /bbi/)
 
   
 

Bibliografia di riferimento:

[1] Satiricon di Petronio LXX, 6 e LXXIX, 8
[2] Ateneo, /199/.
[3] tovagliolo usato oltre che a tavola, anche per portar via i cibi non consumati dall'ospite parassita; si veda il Satiricon di Petronio LX, 7e LXVI,4

 
     
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