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I briganti trovarono, nell'Alta
Irpinia e nel Melfese, il territorio più sicuro e congeniale
alle loro azioni.
In queste terre operarono, spregiudicati e spietati, Petrozzi, Marciano
Lapio, Caruso, Sacchitiello, Crocco e Nino Nanco.
L'11 Settembre del 1862, con le loro bande, nella masseria Monterosso,
tra Lacedonia e Carbonara (oggi Aquilonia), trucidarono 25 bersaglieri
del 20° battaglione piemontese di stanza a Lacedonia, comandati
dal sotto tenente Pizzi.
Tuttavia, benchè si trattasse di briganti feroci e sanguinari,
la gente del luogo li ricordava con nostalgia popolare, tanto è
vero che, dopo la morte di Ninco Nanco facilmente si sentiva canticchire
una patetica canzoncina che ripeteva:
Ninghe Nanghe, peccè si muert.
Pane e vino nun t'è mancat.
La nzalate stia all'uerte.
Ninghe Nanghe, peccè si muerte.
Di quel periodo rimane il
Casone
di Montevaccaro, che circa centoquaranta anni fa era un vero
e proprio fortino per la difesa contro i briganti.
Si trova in contrada Montevaccaro nel tenimento di Lacedonia, visibile,
sulla sinistra, poco prima di arrivare al casello di Lacedonia venendo
da Bari, in una zona un tempo coperta da fitte boscaglie.
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