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La relazione da cui sono tratte
le pagine che parlano del nostro paese proviene dallArchivio
Doria-Pamphili in Roma ed è conosciuta dal nome dellautore
come Relazione Ardoini; essa costituisce il frutto di questa residenza
melfitana. Pubblicata integralmente per la prima volta dalla Casa
Editrice Tre Taverne [1], costituisce
un testo molto interessante per tutti quelli che intendano approfondire
la conoscenza delle realtà locali durante il viceregno spagnolo.
Stilata nel 1674, essa descrive in modo dettagliato il Feudo di
Melfi a quella data, con notizie storiche, sociali ed economiche
riguardanti i singoli paesi. Di seguito vengono pubblicate le pagine
che riguardano Lacedonia, non prima però di aver sommariamente
esposto le vicende che riguardano il Feudo di Melfi.
Lacedonia nel 1674
Pier Battista Ardoini, commissario di casa Doria in quel di
Cremiasco, essendo morto il Governatore di Melfi Girolamo Chiavari,
viene in data 20/5/1673 nominato dai Doria vice-governatore pro-interim
dello Stato di Melfi.
I Doria vengono investiti del Feudo di Melfi con la donazione fatta
da Carlo V a favore di Andrea Doria il 20 dicembre 1531 ed in Melfi
resteranno come Baroni fino al 1806, anno di abolizione della feudalità,
come punto e centro dinteressi economici fino al 1953, allorchè
vennero espropriati dalle proprietà terriere, in applicazione
delle Leggi di Riforma agraria.
Nel corso dei secoli il Feudo passa dalloriginaria estensione
comprendente Melfi, Candela, Forenza e Lagopesole, alla realtà
presente allArdoini, in cui in poco più di mezzo secolo
i Doria, acquistando paesi vicini, aggiungono al Feudo le terre
di Lacedonia (1584) [2], Rocchetta (1611),
Avigliano (1612) e San Fele (1613).
C E D O N I A
Fu diversità di pareri, qual doppo Melfi dovesse di queste
terre del Stato havere la precedenza fra loro, e non meno hoggidì
resta decisa la disputa.
Pretese Cedonia come città dover ad ognaltra essere
anteposta, e pare, che a questa laccompagni la raggione e
lopinione più comune. Avigliano non per questo si quieta
intendendo come diadema ducale dessere a tutte preferto. Forenza
e Candela con lessere anchesse al mero Principato, e
come corpo unito con questo si vantano più degne, e di dover
in conseguenza seguire il suo capo, che è Melfi.
Chi di loro habbi ragione, non voglio Io esser Giodice. Parlerò
bensì di Cedonia, perché mi torna più a conto
il discorso, e meglio mi riesce lordine, e questo sia senza
preggiudicare alle raggioni dognuna. Non è dunque
questa città come sopra si vede di quelle che furono donate
dallImperatore Carlo V, ma fu acquistato in appo dellanno.
Questa compra in tanto fu fatta per lutile del reddito, che
per lavvicinanza di Melfi, benchè non sia così
cospicua, ma molto inferiore dogni cosa. E pocho di
sito, ma dalle vestigia apparenti convien sia stata maggiore; è
cinta di mura, ma sono poco forti, ha cattivissimi casamenti e mal
composti e anche quello del Vescovo è poco buono. Fa da 1200
anime, et a pari dellaltre terre è più tosto
accresciuta che sminuita, et è numerata per fuochi 213, ma
saranno per verità da 250. Le persone son non del tutto civili,
ma né tampoco del tutto Rurali ed al pari delle altre terre
procedono meglio dognaltra.
La Chiesa Madre è fuori della città, ed è poco
ben tenuta, e dentro vi è una altra Chiesa in cui più
sovente assiste il Vescovo per la lontananza di quella. In questa
chiesa vè sepolto vescovo Giacomo Candido di Ragusa
70 anni orsono [3] che fu in concetto
di santità. Vi è il suo cappello, che si conserva
in grande veneratione, et ha dato più segni di miracoli,
particolarmente quando alla città ha da succedere qualche
travaglio, o pure al Regno.
Vi è un castello per fuori, ma vicino alle mura ed è
di V.E., è assai antica e per accomodarlo bene da poterlo
abitare vi vorrebbe buona spesa, e serve quando il Governatore va
alla visita, vi si pongono dellerarij i grani, che si raccogliono.
Laria non è stimata mala, ma neanche del tutto perfetta,
massime per lacqua de quale sommamente penuria. E discosta
12 miglia da Melfi, 3 dalla Rocchetta, ne più di sei da Candela;
da Forenza miglia 28, così da San Fele ed Avigliano da 30
circa.
Vi risiede continuamente il Vescovo, ed il moderno è messinese
di casa Bartoli [4]. Questo fu prima
del secolo amogliato, ed hoggidì ha figli viventi, e fattosi
poi per la morte della moglie sacerdote, fu fatto vescovo in quella
città. E un prelato dogni bontà e di ottime
parti, timorato dIddio a tutto potere caritativo alli poveri,
esemplare nelloperare, discreto nel parlare, e non vi èstato
alcuno, che meco non se ne sia lodato,et usque ad sidera lhabbi
esaltato. Di V.E. è osservantissimo, et in ogni occorrenza
stimo possa promettersi, non mostrando egli maggiore ambitione che
dincontrare le sodisfationi di V.E., e quello che promette
ho visto che lattende, al contrario di qualche altro prelato.
Non è dintelletto molto sottile, né perspicace,
ma non già goffo, ed non ha tutta quella virtù ne
scienza ma non è tampoco ignorante. Detto vescovado gli rende
da D.ti 800 annui, e vi ha pensione di D.ti ma è comoda di
proprij beni per la voce che corre.
Il territorio di detta città è montuoso, et assai
boscatico ma abondante di grano, vi nasce vino, vi sono frutti;
pascoli bellissimi per animali, tanto destà che dinverno
e publici e privati ed hanno Demanio, ma i migliori sono quelli
di V.E., e questi animali sono di gran sollievo al pubblico et al
privato. Ben è vero ch al solito di Regno, quasi tutti detti
bestiami sono di Preti e Cappelle, quali più facilmente possono
tenerli e con maggior vantaggio e per le franchitie che godono di
gabella, ed altro.. Sono però di giovamento a V.E. perché
le sue difese se non crescono si mantengono e gli cittadini pur
ne sentono ad custodirli e recapitarli.
E soggetta la città al Principato Ultra et allAudienza,
che hoggidì si dimora in Montefuscolo, e non è molto
travagliata da detta Audienza si perché non vi è occasione,
che per essere quei cittadini assai docili et mansueti, più
amici del negotio e travaglio che dellarmi.
Confina con Melfi, con Minteverde, che è del Principe di
Monaco, con Carbonara di Giov. Vincenzo Imperiale, e Bisaccia del
Duca di Cerignola di casa Pignatelli, e con Santagata del Conte
di Potenza di casa Loffredo, e con ognuno di detti confinanti si
suole stare e mantenersi di proprio senza intorbodare il vicino.
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